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Etica d’impresa: L’Europa tra lotte e compromessi

La battaglia per un'etica aziendale più rigorosa si intensifica in Europa, ma i recenti sviluppi dimostrano che la strada verso norme più rigorose e responsabili è tutt'altro che agevole. Per la seconda volta in pochi giorni, il Consiglio dell'Unione Europea ha respinto un provvedimento volto a imporre il rispetto delle norme ambientali da parte delle imprese, con implicazioni anche sui diritti umani e dei lavoratori. Si tratta della direttiva sulla sostenibilità aziendale (Corporate sustainability due diligence directive, Csddd), una legge proposta dalla Commissione Europea nel 2022 nell'ambito del Green Deal europeo.

La prassi tradizionale che vedeva il rispetto degli accordi politici è stata messa in discussione dalla recente dinamica politica, che ha visto il Consiglio respingere il testo della Csddd nonostante il via libera precedentemente ottenuto dal Trilogo, la riunione informale di Eurocamera e governi Ue guidata dalla Commissione. La Csddd è stata bocciata ieri durante l'assemblea dei rappresentanti permanenti (Coreper), dove per l'approvazione era necessaria una maggioranza qualificata, non raggiunta a causa di voti contrari e astensioni, tra cui quelli di paesi chiave come Svezia, Ungheria, Finlandia, Malta, Italia e Germania.

Questa non è la prima volta che la direttiva affronta resistenze significative. Già lo scorso 8 febbraio, durante una riunione dei ministri dell'Industria, la Germania e l'Italia avevano espresso dubbi e astensioni, con il governo tedesco influenzato dalle pressioni della componente liberale (Fdp) dell'esecutivo Scholz e il ministro italiano Adolfo Urso rispondente alla richiesta di Confindustria di bloccare la direttiva.

La deputata socialista Lara Wolters, relatrice della direttiva per l'Europarlamento, ha accusato gli Stati membri di fare giochi politici in vista delle prossime elezioni europee, denunciando l'influenza delle lobby industriali sul processo decisionale. Ha sottolineato l'importanza di combattere le pratiche commerciali irresponsabili che hanno impatti devastanti sui più vulnerabili, come il lavoro minorile nelle miniere di cobalto in Congo e la deforestazione in Amazzonia per soddisfare la domanda globale di soia.

Nonostante l'urgenza di adottare misure più rigorose per garantire un'etica aziendale e una maggiore sostenibilità, molti altri dossier cruciali restano aperti, compresa la "direttiva rider" per la tutela dei lavoratori della gig economy e la direttiva sugli imballaggi. La corsa contro il tempo è accentuata dalla sospensione dell'attività legislativa in vista delle elezioni e dalla presidenza imminente dell'Ungheria, notoriamente ostile a iniziative progressiste.

L'Unione Europea si trova così ad un crocevia cruciale, dove la volontà politica di promuovere un'economia più sostenibile e etica deve confrontarsi con interessi nazionali e lobby industriali. Resta da vedere se l'Europa sarà in grado di superare queste sfide e di tradurre in azione concreta la retorica della sostenibilità e dell'etica d'impresa.

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