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Il Presidente argentino Milei attacca le aziende statali: Riforme drastiche e tagli ai contratti pubblici

Il presidente argentino, Javier Milei, ha scatenato un acceso dibattito nazionale con la sua recente presa di posizione contro le aziende statali, definendole una fonte di perdite economiche significative. Durante un'intervista in televisione condotta da Mirtha Legrand, Milei ha affermato che tutte le aziende statali dovrebbero essere chiuse, sottolineando il loro impatto negativo sul Pil e sulla società nel suo complesso.

Secondo Milei, le aziende statali generano perdite equivalenti al 1% del Pil, un dato che ritiene inaccettabile, specialmente in un contesto in cui ci sono cittadini che lottano contro la fame. Il presidente ha sottolineato che il denaro pubblico dovrebbe essere indirizzato verso cause più urgenti, come la lotta contro la povertà e il sostegno ai bambini bisognosi.

Milei ha chiesto al Congresso di tenere sessioni straordinarie per discutere delle sue proposte di riforma, che comprendono la chiusura di aziende statali e aggiustamenti fiscali. Ha difeso il suo Decreto di Necessità e Urgenza (DNU), dichiarando che l'obiettivo è creare uno shock per gli investimenti e porre fine a ciò che lui definisce "chioschi della casta".

Sul suo account social, Milei ha respinto le critiche dell'opposizione, definendo alcuni membri "sadici" e "corrotti". Ha citato l'ex presidente Arturo Frondizi, che negli anni '60 attuò riforme simili, nazionalizzando e monopolizzando il mercato del petrolio. La citazione di Frondizi sottolinea la necessità di rottura con la routine amministrativa per implementare riforme drastiche.

Parallelamente a queste dichiarazioni, il governo argentino ha annunciato tagli significativi ai contratti pubblici. Circa 5.000 contratti pubblici non saranno rinnovati nel 2024, e oltre un milione di piani sociali saranno sottoposti a revisione per individuare eventuali irregolarità. Il portavoce presidenziale, Manuel Adorni, ha spiegato che l'obiettivo è rendere trasparente il sistema e impedire che i piani sociali diventino un business per intermediari e organizzazioni sociali.

Le reazioni alle riforme proposte da Milei sono varie: alcune organizzazioni sociali e sindacali hanno già manifestato contro il decreto di necessità e urgenza, evidenziando il rischio di tensioni sociali simili a quelle del dicembre 2001. La Confederación General del Trabajo (CGT), la potente federazione sindacale argentina, è attesa in una mobilitazione a Buenos Aires per protestare contro le proposte del presidente.

Il governo argentino, nonostante le critiche, rimane fiducioso che le riforme possano portare a miglioramenti significativi nell'economia e nella distribuzione delle risorse pubbliche. La discussione sul ruolo delle aziende statali e il futuro delle politiche sociali continuerà a tenere banco nel paese sudamericano.

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