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Inflazione USA al 3,4% a Dicembre: Impatto sulle decisioni della Fed

L'economia statunitense ha registrato un aumento dell'inflazione al 3,4% a dicembre su base annua, risultato superiore sia al dato di novembre (3,1%) che alle previsioni degli analisti (3,2%). Questo incremento mette la Federal Reserve in una posizione più delicata riguardo alle prossime decisioni sui tassi di interesse, complicando la possibilità di un taglio a marzo.

Il Consumer Price Index (CPI), che misura l'inflazione al dettaglio, ha evidenziato un aumento mensile dello 0,3%, rispetto allo 0,1% registrato a novembre. Un elemento rilevante è rappresentato dal valore core, che esclude energia e cibo, sceso al 3,9% rispetto al 4% di novembre, ma comunque sopra le previsioni degli economisti (3,8%).

La Federal Reserve ha già aumentato i tassi di 525 punti base da marzo 2022, portandoli all'attuale intervallo 5,25%-5,50%. La previsione di dicembre indicava la possibilità di tre tagli nel 2024, mentre i mercati stimavano sei tagli quest'anno. Tuttavia, l'aumento dell'inflazione rende più incerta la prospettiva di un taglio a marzo, con una probabilità stimata al 65%, in ribasso rispetto al 75% precedente.

I tassi dei titoli di Stato americani a due anni sono temporaneamente saliti in seguito alla notizia sull'inflazione, ma sono poi tornati ai livelli di partenza (4,33%). Le borse statunitensi hanno registrato una leggera flessione, intorno allo 0,2%, mentre quelle europee hanno chiuso in calo, con Francoforte che ha ceduto lo 0,86%, Londra lo 0,98%, Parigi lo 0,52%, e Milano lo 0,66%.

Gli economisti prevedono il primo taglio dei tassi tra maggio e giugno. Tuttavia, alcuni sottolineano che la dinamica economica ancora resistente, la solidità del mercato del lavoro e una persistente inflazione core potrebbero spingere la Fed ad attendere fino a maggio prima di intervenire. Alcuni osservatori ritengono che solo un evidente declino economico giustificherebbe tagli senza aumentare il rischio di un improvviso ritorno dell'inflazione.

La Federal Reserve sembra differire dalla Banca Centrale Europea (BCE) in quanto le condizioni economiche negli Stati Uniti appaiono più robuste. Mentre l'Eurozona potrebbe essere in recessione, gli USA sembrano dirigersi verso un "soft landing", cioè un ritorno dell'inflazione al 2% senza una recessione o un aumento significativo della disoccupazione.

Gli analisti sottolineano che l'indice di inflazione preferito dalla Fed è il Personal Consumption Expenditures (PCE), calcolato con una metodologia diversa rispetto al CPI. Il PCE è più vicino al target del 2%, segnando il 2,6% a novembre. Dati positivi sul mercato del lavoro negli USA, con una diminuzione inaspettata delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione, attenuano le aspettative di un taglio dei tassi a marzo.

In conclusione, l'andamento dell'inflazione negli USA sta influenzando le decisioni della Federal Reserve, che dovrà bilanciare la necessità di sostenere l'economia con il rischio di alimentare pressioni inflazionistiche. La situazione potrebbe evolversi nei prossimi mesi in base ai dati economici e agli sviluppi globali.

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